HIKIKOMORI, ANCHE IN ITALIA CRESCONO I "RECLUSI" PER SCELTA

Già presenti in precedenza, con il lockdown aumenta il numero di chi decide di fare a meno della vita sociale, il 70% sono giovani

L'Italia si sta riprendendo anche dalle chiusure per la pandemia ma qualcuno non è interessato a riprendere la vita sociale. Sono gli Hikikomori, condizione definita come disagio adattivo sociale colpisce principalmente giovani maschi tra i 14 e i 30 anni (rappresentano almeno il 70%), con un picco nel periodo dell’adolescenza.

In Giappone (da dove deriva il termine) da anni si è consapevoli della sua esistenza ed esistono ampie documentazioni, stimando due milioni di casi nel 2019, ma nel nostro paese è ancora poco conosciuto e la stima può essere fatta a calcolo.

Esiste un sito, Hikikomori Italia dove si tratta il problema e si ipotizza che le persone in isolamento per scelta sono tra le 120 e le 150 mila con numeri in crescita. Affligge per lo più i giovani però abbiamo anche over 40.


Si tratta di persone che vivono una forma di disagio sociale spesso confuso con altri problemi, anche di tipo psichiatrico. Eppure, è una condizione specifica, complessa da identificare e che può portare ad altre patologie. Normalmente gli Hikikomori non pensano di avere un problema, ritengono invece che la società sia il problema, per cui decidono di estraniarsi.

Nei mesi di lockdown poi si generato una sorta di effetto paradosso in cui tutti eravamo chiusi in casa, quindi la scelta di ritirarsi era diventata qualcosa di normale. In quel periodo è stato riscontrato in alcuni dei pazienti in cura per questa patologia maggior calma e una migliore predisposizione ai rapporti famigliari. Con le riaperture, invece, l’ansia è tornata a crescere.


Voler identificare una giornata tipo per gli Hikikomori non è possibile poiché ognuno è diverso.

Esistono però comportamenti comuni come l'iperconnessione, l'utilizzo di internet smodato per avere occhi sul mondo e fare attività come leggere, guardare serie, giocare online.

Molti stanno ore e ore davanti ai videogame, soprattutto con quei giochi che permettono di creare personaggi fittizi, con identità che li soddisfano più di quella reale. Un altro tratto comune è lo stravolgimento del ciclo veglia-sonno, spesso sono attivi di notte e dormono di giorno o comunque hanno orari impossibili per chi ha una normale vita sociale. Parecchi di loro, infine, hanno avuto problemi a finire gli studi.


Per curare i ragazzi che si isolano la chiave principale è la pazienza e ricordarsi che per quanto vogliamo aiutarli a tutti i costi non possiamo fargli vivere la vita ideale che noi vorremmo per loro. Il supporto per fargli trovare la strada giusta è fondamentale ed essere troppo apprensivi potrebbe causare un effetto di chiusura maggiore. Ovviamente l'aiuto di uno psicologo o psichiatra è fortemente raccomandato ai fini di ottenere una giusta terapia.


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