L'IPERTENSIONE UN PERICOLO REALE, ANCHE NELLE DONNE

Ieri 17 maggio si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Ipertensione, un nemico invisibile per arterie, cuore, cervello e reni.


Spesso dimentichiamo questa patologia che è molto comune anche nelle donne, specie dopo la menopausa. Per contrastare l'ipertensione esistono delle regole di base, prima di tutto correggendo le cattive abitudini, dal fumo alla sedentarietà fino alla ridotta attività fisica e al peso in eccesso. Poi possono aiutarci anche i farmaci, ovviamente su prescrizione medica.

Negli USA da anni è in atto una grande campagna di sensibilizzazione per aumentare la conoscenza dei danni provocati da valori di pressione arteriosa elevati e la consapevolezza, il trattamento ed il controllo dell’ipertensione nel sesso femminile sono migliorati. Da noi la situazione non è ancora così, anche se la pressione elevata non è certo un fenomeno raro nel sesso femminile. Un recente studio americano ha dimostrato che nelle donne i valori pressori aumentavano prima già verso i 30 anni e progredivano più rapidamente per il resto della vita nelle donne soprattutto dopo la menopausa.


I fattori di rischio principali sono i soliti, tra cui il sovrappeso, il fumo, sempre più diffuso anche tra le giovani, e fattori socioeconomici e culturali. C’è poi un altro elemento che va considerato: le donne tendono ad avere gravidanze in età più avanzata, con il rischio che se durante la gestazione la pressione arteriosa aumenta, questo possa favorire lo sviluppo di ipertensione e complicanze cardiovascolari a distanza di 10-15 anni. In ogni caso oggi la prevalenza dell’ipertensione nelle donne è simile a quella negli uomini intorno ai 45-50 anni e poi, dopo i 60 anni diventa superiore a quella degli uomini.


Spesso nella popolazione femminile le malattie cardiovascolari tendono a restare in secondo piano poiché la donna pensa di più ai tumori, soprattutto della mammella, e meno alle patologie di cuore ed arterie. Si tratta di un errore verso il quale bisogna aumentare la consapevolezza.

Alcuni dati indicano che le donne seguono le cure con meno regolarità rispetto agli uomini e questo è sbagliato, perché l’assunzione regolare e continua della terapia prescritta è necessaria per prevenire le malattie cardiovascolari.


Per controllare adeguatamente l'ipertensione il medico prescrive farmaci mirati quando necessario ma le donne, così come gli uomini, purtroppo tendono ad avere un’aderenza non soddisfacente alle cure indicate. “In un panorama che vede dimezzarsi le persone che seguono correttamente un trattamento antipertensivo dopo un anno non è chiaro se esista una differenza di genere.


Ovviamente rimanere fedeli alle cure favorisce la prevenzione da ictus e infarti e da maggiore possibilità di sopravvivenza. Ci sono comunque dati relativi alla Regione Lombardia che dicono che le donne soprattutto se anziane tendono a seguire meno le terapie: occorre però ricordare che questo parametro viene rilevato con indicazioni sui consumi o in base a questionari autosomministrati. In questo senso un aiuto all’aderenza può venire dalle combinazioni fisse, magari non solo per l’ipertensione ma anche per altri fattori di rischio cardiovascolare, perché così si agevola la possibilità di seguire i trattamenti, specie per chi è in cura per altre patologie ed assume altri farmaci.


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